La cattedra del dialogo di dicembre


Intervista di Roberta Roccia.
Riprese di Corrado Androetto - Silvia Aimar.
Montaggio di Corrado Androetto.
Testi di Patrizio Righero.
Voce narrante: Roberta Roccia.

Giovedì 10 dicembre, la Cattedra del dialogo ha visto confrontarsi, nella consueta sede torinese della Sala incontri Regione Piemonte, il teologo Gianni Colzani con l'antropologo Francesco Remotti. Al centro del dibattito, moderato dal vescovo di Mondovì, Luciano Pacomio, l'uomo e la sua domanda su Dio.
Dopo aver letto gli auguri natalizi del Cardinale Severino Poletto, monsignor Pacomio ha dato la parola a Colzani. Il teologo milanese ha offerto una riflessione sulle aspirazioni e le speranze dell'uomo e sulle risposte delle religioni che "toccano la questione del futuro". Esse offrono spazio "anche a quelle promesse che lasciano intravedere una realtà diversa e nuova".
"Salvezza, comprensione della vita e del futuro" sono tre doni che "le religioni possono offrire all'umanità chiedendo di poter giocare un dialogo profondo con la vita delle persone".
Il professor Remotti, autore, tra l'altro, del provocatorio volume "Contro natura. Lettera al Papa", ha incentrato il suo intervento proprio sul concetto di natura umana, mettendolo in discussione: "abbiamo forme diverse di umanità che dipendono dalle scelte culturali che vengono fatte.
Dal numeroso pubblico sono quindi emerse alcune domande soprattutto circa la problematica definizione di uomo come "animale culturale". Nella sua risposta Remotti non ha, però, rinunciato ad utilizzare l'aggettivo "umano", riferendosi quindi inevitabilmente a quel concetto di natura messo precedentemente in discussione.
Colzani, invitato da Pacomio a concludere l'intensa serata, è tornato a parlare di Africa indicandola come il continente che ha il più alto trend di crescita di cristiani. Ha poi focalizzato nel valore della cultura, radicalmente diversa nell'uomo rispetto agli altri viventi, uno dei punti nodali della questione antropologica. "Alla fine - ha affermato - occorre un punto attorno cui si ponga un assoluto. Oggi esistono modi di vivere che non pongono più il primato in Dio, ma una gerarchizzazione dei prodotti culturali non può essere evitata. L'uomo - cristiano compreso - si caratterizza sì per la situazione di precarietà, ma anche per la sua idoneità a vedere con occhi diversi, capaci di cercare e di trovare Dio".

Patrizio Righero

 

Scarica i file audio della serata:

Interventi introduttivi

Intervento Colzani

Intervento Remotti

Interventi pubblico

 

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