Cattedra del dialogo: interventi completi


Con il dialogo tra il fisico Mario Rasetti e la filosofa Alessandra Cislaghi, dal titolo «Come vanno i cieli, come si va in... Cielo» (astronomia e trascendenza), giovedì scorso a Torino si è aperto il nuovo anno della «Cattedra del Dialogo», a cura della Conferenza Episcopale Piemontese e della commissione della Pastorale delle Comunicazioni sociali, moderatore Maurilio Guasco.

E' intervenuto per primo il professor Rasetti, Ordinario di Fisica Teorica al Politecnico di Torino, Direttore della Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino, Presidente della Fondazione ISI, Fellow dell'Institute for Advanced Study di Princeton (USA), del King's College di Londra (UK) e del Laundau Institute di Mosca (Russia). Ha dato il via alla riflessione con una frase di Roger Penrose "Nei concetti matematici sembra spesso esserci una realtà profonda, che va ben al di là delle affermazioni di ogni singolo matematico. E' come se il pensiero umano venisse guidato verso una qualche verità esterna - una verità con una sua propria realtà, che viene rivelata solo parzialmente a ciascuno di noi". A cui sono seguiti tre momenti della riflessione. Ha espresso subito un interrogativo: Che cosa vuol dire fare scienza (per i fisici)? La risposta è stato l'elenco dei passi fondamentali da fare: l'osservazione, la descrizione (quantitativa), le previsioni, con ulteriori osservazioni la verifica.

Due sono i rilievi importanti. Primo, mai la scienza spiega, ma descrive (con il linguaggio matematico, estremamente rigoroso). Secondo: la scienza vive e progredisce, perché ha questa grande capacità di falsificarsi e quindi di verificare la bontà dei risultati. Per Rasetti, è sbagliato contrapporre scienza e fede. La base di una sacralità della scienza è credere alla presenza delle leggi della natura.

Seconda riflessione. Un concetto iniziale, importante, è «infinito». A partire dai matematici, riconoscono che «infinito» è un processo che non finisce mai; non è un numero, una quantità. La domanda da cui si può partire (si ricorsi il racconto di Calvino) è: la matematica si segue o si inventa? Per rispondere si deve proprio sapere se si dà l'infinito.Per il fisico, «infinito» è una nozione grandemente contradditoria. L'infinito è misurabile?

Per i cosmologi, «infinito» è un tempo che ha uno 0 (zero); un concetto di punto 0 (zero) prima del quale non c'è il tempo. Si rilegga il libro X de «Le confessioni» di Agostino: «... è creato col tempo, non nel tempo...».

E infine, chiediamoci: Che cosa c'entra tutto questo con Dio? Florian Goebel offre la «prova logica dell'esistenza di Dio», in un certo senso inserendo l'insegnamento di Sant'Anselmo nella logica formale. Presuppone così il gioco delle possibilità. Anche lo scienziato, biologo, filosofo Alan Kauffman ripropone un forte senso della sacralità. Anche se, fondamentalmente nella ricerca fisica scientifica "non c'è posto per Dio".

Con ancora negli occhi straordinarie immagini del cielo proposte da Rasetti ha preso la parola Alessandra Cislaghi. A Torino ha conseguito il dottorato con una tesi in Filosofia della Religione. E' stata borsista presso l'Institut für Hermeneutik all'università di Tübingen. Ha pure conseguito il Dottorato a Roma. E' attualmente ricercatrice di Filosofia teoretica della Facoltà di Scienze della formazione dell'Università degli Studi di Trieste e docente di Filosofia contemporanea presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose della Facoltà Teologica del Triveneto. Ha proposto subito un pensiero di Sant'Agostino: "«Dov'è il cielo che noi non vediamo, rispetto a cui tutto ciò che vediamo è terrestre? Rapportato a questo "cielo del cielo", anche il cielo della nostra terra è terrestre»(Agostino, Confessioni XIII, 2). La volta stellata è la sublime metafora della trascendenza, di quella profondità, e ulteriorità, cui tende il nostro più autentico desiderio; la luminosità che ci sovrasta è la splendida immagine dell'infinito che interseca le nostre vite".

Ha condotto il pubblico in un orientativo passo indietro riandando alle varie concezioni di "cielo": mitologia, concezione aristotelico-tolemaica, la tradizione cristiana (che vede il "cielo" abitatissimo degli angeli, dei beati, di Dio), la modernità con la concezione copernico-newtoniana con un "cielo" ancora rassicurante.

Con il «cielo dei cieli»siamo in un cielo «altro»; non è Andromeda, non sono le Pleiadi.. queste per la Bibbia (Gn 1) sono ancora terra.

Il «cielo dei cieli» è la dimora di Dio, la Gerusalemme celeste. Questo "Cielo" è sinonimo di Trascendenza, di infinito.

E' territorio della metafisica: ciò che ha bisogno della fisica. L'Alterità, non è un cielo, ma «il cielo dei cieli»; superlativo ebraico, corrisponde all'espressione «il Cantico dei Cantici», il Dio degli dei.

Con la ripresa degli scritti di Dietrich Bonhoeffer, in cui commentando Gn 1, rileva che «noi siamo separati dal principio, cioè dal nulla.. non c'eravamo», introduce nella creazione la libertà. «Dio crea prima ciò che è fisso e stabile. Anche il tempo è computato dal movimento degli astri.. Non abbiamo il collegamento con Dio.. come umani riusciamo ad avere un'esperienza del divino».

L'esperienza fondamentale dell'uomo è trascendenza; così rispetto al "cielo", al passato, al dovere, al nostro inconscio. Ogni esperienza di trascendenza è rapporto con Dio. Ciò che è spiegato non è più sacro; il trascendimento non è come tabù religioso, ma come meraviglia. Così la bellezza del giardino, lo sguardo ordinato sulla realtà; bellezza che non è quella selvaggia.

Possiamo porci di fronte all'idea di infinito come la bella parola che ci pone in una dimensione aperta.

Luciano Pacomio

Vescovo delegato Cep Pastorale Comunicazioni Sociali

 

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