Obbedisco ergo sum?

Il n. 25 del Compendio del Catechismo pone l’interrogativo: Come risponde l'uomo a Dio che si rivela? L'uomo, sostenuto dalla grazia divina, risponde con l'obbedienza della fede, che è affidarsi pienamente a Dio e accogliere la sua Verità, in quanto garantita da Lui, che è la Verità stessa ___________________________________

Obbedienza è oggi una parola che non gode di grandi simpatie. Puzza di limitazione, di repressione, di non realizzazione di sé. Anche in ambito cristiano, questa virtù sembra essere caduta in disgrazia. Eppure Gesù stesso obbedisce al Padre: “Pur essendo Figlio – scrive San Paolo nella lettera ai Corinti - imparò l`obbedienza dalle cose che patì”. San STANISLAO KOSTKA, un santo polacco morto giovanissimo, scriveva: “È molto più vantaggioso alla santità fare piccole cose per obbedienza, che fare cose più importanti di propria volontà”. Occorre forse rivedere i significati che attribuiamo a questa parola. Ricomprenderla in termini di amore-relazione (la generosità e il dono di sé implicano sempre la rinuncia ai capricci dell’io) piuttosto che di autoritarismo arbitrario.

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