Un Avvento che parla ai giovani


«Il senso di attesa e la speranza in qualcosa che deve venire tocca il loro cuore». E mette in moto la creatività

di Patrizio Righero
Da Avvenire, 8 dicembre 2009

E' un'euforia gradevole quella che, in questi giorni, si respira nelle parrocchie, nei gruppi e nelle associazioni ecclesiali. Un'euforia che non riesce a trattenersi sotto il campanile ma ha bisogno di uscire nelle strade per addobbarle non di luci colorate ma di persone vive. Di uomini e di donne credenti. E soprattutto di giovani che si buttano in questo tempo con le maniche rimboccate, capaci ancora di cogliere l'Avvento come un tempo buono per crescere nella fede.
A loro si presenta l'occasione per una rinnovata attenzione all'altro e per una sobrietà attiva, ma anche per imparare le dinamiche dell'attesa e riscoprire i luoghi dello spirito. Ovunque si moltiplicano le iniziative di solidarietà: dai mercatini missionari, alle raccolte « spicce » per dare una mano, subito, con concretezza ai poveri del quartiere, agli immigrati, alle famiglie rimaste senza reddito e a quelle colpite dal terremoto. Per alcuni, questo impegno è il naturale concretizzarsi di un cammino di fede.
Per, altri la scoperta di un mondo inesplorato, appena fuori dalle calde coperte di una routine « protetta » e ancora un po' bambina.
In questa prospettiva trova il suo habitat naturale anche l'invito alla sobrietà ribadita da Benedetto XVI durante l'Angelus di domenica sa proposito della la Conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici: « La salvaguardia del creato postula l'adozione di stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le generazioni future » . Sull'istanza ecologica i giovani si mostrano particolarmente sensibili. « In questo Avvento 2009 - spiega don Carlo Rampone, direttore della pastorale giovanile della diocesi di Asti e coordinatore di quella piemontese - abbiamo proposto un itinerario alla scoperta della meraviglia. Lo stupore di fronte al Creato porta a comprendere come tutto sia dono e invita a una presa di responsabilità in prima persona. Per questo abbiamo intitolato la lectio divina di Natale ' Lo pose nel giardino libero per servire' » .
L'Avvento significa soprattutto attesa di qualcosa di nuovo. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e per diversi anni direttore dell'Ufficio nazionale di pastorale giovanile, ne è convinto: « Il senso di attesa e la speranza in qualcosa che deve venire tocca il cuore dei giovani. Il Natale si presenta carico di sentimenti, di aspettative e di emozioni ma rischia di lasciare l'amaro in bocca se non è vissuto con la prospettiva dell'assoluto. Su questo versante i giovani, spontaneamente proiettati verso il futuro, sono particolarmente sensibili. L'attesa trova significato solo nell'incontro autentico » .
Sulla dimensione spirituale pone l'accento don Francesco Riccio, delegato regionale per la pastorale giovanile della Campania. « Per i giovani - afferma - il periodo di Avvento è l'invito alla speranza. È l'invito a credere fermamente che il futuro è abitato da Dio che ha iniziato e continua a progettare con loro un avvenire diverso e vivibile. Alla rassegnazione fatalista dello ' speriamo che vada meglio' si contrappone la certezza di una presenza di salvezza.
Certo occorre metterci la fatica di cercare quei luoghi dell'anima che Dio viene ad abitare. Per i nostri giovani significa anche uscire dagli schemi della tradizione per andare a rintracciare la presenza di un Dio che si incarna e si fa incontrare nella ferialità » .
E non sono pochi i ragazzi che, in questi giorni, accolgono proposte impegnative di silenzio e di preghiera per prepararsi dal di dentro a un incontro che non cessa di generare novità.

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