«Ricchi di proposte se li si considera»

di Patrizio Righero
Da Avvenire, 8\06\2010

«Precarietà e incertezza». Con queste due parole Diego Sileo, delegato laico per la Pastorale giovanile della Basilicata, sintetizza la situazione lavorativa della sua regione. E il suo discorso si potrebbe estendere a tutto il sud Italia. «La Basilicata - spiega Sileo - produce ogni anno tremila laureati. Molti conseguono il titolo qui. Altri al nord. Quasi nessuno resta perché le prospettive lavorative sono pressoché nulle. I giovani sono innovativi e disposti a rischiare ma, nell'attuale contesto economico, nessuno è disposto a dar loro credito. Le aziende investono solo su percorsi già sperimentati. E in questo modo si mortificano i giovani. Dire la parola 'speranza' oggi diventa difficile, anche a livello pastorale. Occorre cominciare a pensare e progettare a un'altra velocità». La questione della speranza è nodale anche per don Carlo Rampone, responsabile della Pastorale giovanile di Piemonte e Valle d'Aosta: «Le difficoltà oggettive relative all'occupazione giovanile sono sotto gli occhi di tutti. Questa precarietà economica sfocia spesso in una cronica difficoltà a essere stabili e nella tentazione di fughe consolatorie, tanto immediate quante vane. L'aumento dell'uso di sostanze stupefacenti ne è un sintomo». La situazione richiede pertanto una pastorale mirata, capace di illuminare il futuro dei giovani. «Nella mia diocesi di Asti - prosegue don Carlo - abbiamo sperimentato che i giovani sono molto sensibili alla questione della speranza e della fiducia. Su questi due punti di forza abbiamo impostato il cammino della pastorale giovanile e gli incontri di preghiera. E la risposta c'è stata. Servono, però, anche proposte concrete, dei segni tangibili. In tale direzione, come Pastorale del Piemonte, stiamo investendo sulle figure dei direttori di oratorio. Si tratta di dare la possibilità a giovani laici preparati e motivati, di fare della loro passione educativa una professionalità che garantisca anche un minimo di sicurezza economica». Don Francesco Pierpaoli oltre ad essere l'incaricato della pastorale giovanile della regione Marche è direttore del Centro Giovanni Paolo II di Loreto. Da questo osservatorio privilegiato gode di una panoramica a 360° sul mondo giovanile. «L'incertezza occupazionale e quella esistenziale si influenzano reciprocamente e dire 'per sempre' diventa davvero difficile. Si vive alla giornata per non pensare troppo al futuro, magari ci si accontenta, ci si adagia e si smette di sognare in grande. La crisi riguarda tutti, ma i giovani ne sono le prime vittime. D'altro canto non è vero che non sono propositivi. Quando si offrono loro spazi di reale protagonismo, si mostrano intraprendenti e ricchi di idee e competenze. L'ho constatato di persona negli incontri in preparazione alle Settimane sociali dei cattolici che si terranno a Reggio Calabria dal 14-17 ottobre. Occorre però dare delle risposte, creare degli spazi. Anche la Chiesa, provocata da questo momento storico, è chiamata oggi a una nuova creatività sociale che sappia rispondere concretamente alle attese dei giovani». Come dire che di «santi sociali», capaci come don Bosco e il Murialdo di dare pane e speranza, c'è oggi un estremo bisogno.

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