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Figli di immigrati giovani con noi
I ragazzi stranieri «di seconda generazione» impegnati nelle parrocchie e nel volontariato Oggi «restituiscono» quello che hanno ricevuto i loro padri
di Patrizio Righero
Da Avvenire , 20 ottobre 2009

Dapprima erano un problema che ha suscitato nella Chiesa risposte di pronta solidarietà e accoglienza. Oggi però, anche se il fenomeno dell’immigrazione è tutt’altro che acqua passata, si inizia ad intravvedere l’altra faccia della medaglia. Ed è una faccia giovane e piena di entusiasmo quella dei ragazzi, immigrati di 'seconda generazione', che da 'utenti' stanno diventando protagonisti nella Chiesa che li ha accolti. In Piemonte questo passaggio è quasi all’ordine del giorno. «Nell’Oratorio don Bosco di Rivoli – racconta Andrea Mameli, animatore professionale – le presenze di stranieri sono sempre state inserite pienamente nella vita della comunità. È il caso di Dennis, slavo di 19 anni. Arrivato all’oratorio tramite i servizi sociali col passare degli anni ha maturato un forte senso di appartenenza e il desiderio di diventare animatore. Da settembre opera in oratorio come volontario del servizio civile». Esperienze del genere si ripetono con frequenza soprattutto nelle grandi città e dove gli oratori sono una tradizione viva. Nelle diocesi meno popolose ci si trova ancora nella fase di rodaggio. A Città di Castello, in Umbria, è forte è la presenza di rumeni e tra essi don Francesco Cosha, originario di Bucarest e attualmente responsabile dell’ufficio Migrantes. «Alcuni giovani rumeni – spiega – sono impegnati nella pastorale soprattutto all’interno della loro comunità linguistica. È comunque un primo passo verso l’integrazione ecclesiale». Altrove i giovani di seconda generazione sono attesi con impazienza, come riferisce Diego Sileo, delegato per la pastorale giovanile della Basilicata: «Tanti paesi lucani, segnati dalla piaga dello spopolamento, vedono negli immigrati una risorsa per continuare a vivere. Alcuni oratori li hanno inglobato nei momenti che segnano il vivere ordinario dei giovani. Che nel frattempo diventa anche terra loro». Una nuova frontiera è quella dei catecumeni. A Padova don Giorgio Bezze segue questi giovani, in maggioranza extracomunitari: «Ogni anno contiamo oltre 80 battesimi. Alcuni, subito dopo aver ricevuto il sacramento, iniziano a collaborare attivamente nei percorsi formativi. La loro presenza pastorale è portatrice di un valore aggiunto: permette ai giovani italiani di sperimentare una Chiesa internazionale, come quella che vivono per pochi giorni e in un contesto particolare durante le Gmg. I giovani stranieri, inoltre, aprono nuove prospettive di evangelizzazione e, con il bagaglio umano e religioso di paesi poveri economicamente ma ricchi di valori, danno una scossa salutare alle nostre Chiese spesso appiattite dall’abitudine».

Commenti
editoriale di PAtrizio Righero sui giovani stranieri
Padre Jakob Gapp,religioso marianista austriaco processato e ucciso dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per aver sostenuto ed insegnato la totale incompatibilità fra cattolicesimo e razzismo nazista ,e poi beatificato da Giovanni PAolo II, dichiarò davanti al tribunale nazista che cent'anni dopo la diffusione delle ideologie atee sarebbero arrivati dei neri dall'Africa a rievangelizzare l'Europa.Figura veramente profetica, in tutti i significati del termine (quanto ha intuito si sta realizzando...solo con un po' di anticipo)
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