Come si costruisce un’anti-religione


Il patrologo Dell’Osso sul periodico «Settimana» pubblicato dai dehoniani smonta le teorie del giornalista e di Cacitti Il giornalista Corrado Augias

di LORENZO FAZZINI
Da Avvenire, 18 giugno 2009

« Inesattezze pronun­ciate con sicumera, affermazioni guidate dalla tendenziosità delle do­mande, ipotesi fantastiche». Non usa mezzi termini la rivi­sta Settimana dei Dehoniani di Bologna per snidare le «falsità commercializzate» in Inchiesta sul Cristianesimo. Come si co­struisce una religione, uscito lo scorso anno da Mondadori. L’autore della stroncatura – don Carlo dell’Osso, docente di patrologia alla Facoltà teologi­ca pugliese – punge con moti­vate critiche il duo Corrado Au­gias- Remo Cacitti, coautori del saggio. Che secondo l’autore­vole foglio cattolico, tutt’altro che oscurantista, «rivela quali siano le concezioni, o meglio i 'dogmi', che circolano nelle u­niversità statali italiane circa le origini del cristianesimo». Anzitutto, dell’Osso smonta la versione di Augias-Cacitti circa l’esistenza di «diversi cristia­nesimi delle origini tra di loro molto conflittuali», visione che nel saggio viene data per asso­data per le (presunte) diffor­mità tra i quattro Vangeli. Tali diversità per lo studioso pu­gliese sono invece la contro­prova di una «pluriformità e ricchezza di risonanze che di­scendevano dall’unica e irri­petibile esperienza di Cristo». Dell’Osso stronca la vulgata – sostenuta anche da Dan Brown – che la Chiesa avrebbe nasco­sto altri testi evangelici «per paura»: «Già nell’anno 140 la posizione di Marcione, che se­parava l’Antico dal Nuovo Te­stamento, veniva considerata difforme dall’annuncio cristia­no ». Con gusto ironico, poi, il do­cente di Bari affronta la teoria dei fratelli di Cristo, smenten­do l’affermazione di Augias­Cacitti su Giacomo, Ioses, Giu­da e Simone famigliari del Maestro di Nazareth grazie ad una semplice constatazione: in Marco 15, cioè nel racconto della Passione, si citano le mamme di Giacomo e Ioses presenti accanto a Maria, ma­dre di Gesù, sul Golgota: «Evi­dentemente Gesù, Giacomo e Ioses avevano madri diverse». Ancora. Quando Cacitti de­scrive le prime comunità cri­stiane come «consigli di am­ministrazione » dove il vescovo sarebbe niente più di un teso­riere, dell’Osso ha facile gioco nel ricordare che «le classi più abbienti giunsero tardi al cri­stianesimo ». E che dire della questione – su cui Augias pun­ta parecchio – per cui « Gesù non ha mai detto di voler fon­dare una religione, una chiesa che portassero il suo nome», refrain con cui il giornalista di Repubblica apre (ideologica­mente) il suo libro? Dell’Osso demolisce il presupposto: «Se­condo Cacitti solo nelle lettere di Paolo si assiste all’emergere di una dimensione ecclesiale. Ora, andrebbe notato che le lettere paoline sono documenti più antichi del Nuovo Testa­mento, e quindi, più vicini ai tempi di Gesù». Insomma, un autogol non da poco. Come quello che – curioso, vi­ste le ultime vicende sul suo nuovo Disputa su Dio, dove Au­gias è stato colto in fragrante atto di copiatura – non fa met­tere nella bibliografia che chiu­de il volume un testo (citato da Cacitti) di Walter Bauer. Solo di­menticanza oppure un nuovo esempio di «copia e incolla»?

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