Dall'Africa infelix una lezione di giornalismo

di Igor Man
Da La stampa, 18/09/09

La strage degli innocenti continua, sembra inarrestabile, ma c’è chi, alla stregua del bambino della leggenda olandese, con un dito impedisce che la diga crolli cancellando la vita. Nel caso del Vecchio Cronista «l’Olanda» è l’Africa. Massacrata dalla fame in Etiopia, sacrificata nei suoi bambini in Somalia, mortificata in Kenya, in Ruanda eccetera. E il dito che impedisce la mortale tracimazione del Male (con la maiuscola) è, sinteticamente, il lavoro veramente cristiano dei padri missionari. Ho girato l’Africa quando ancora non era «di moda» durante anni lunghi. Al tempo dei Mau-Mau incontrai la figlia di Jomo Kenyatta. Mi disse: «Vuole ascoltare parole di verità? Ebbene, vada a trovare i padri missionari. Essi sanno». In verità essi sanno. Disperatamente soli sanno e dicono «cosa» accade laggiù. «Facciamo informazione», spiegano. Se non ci fossero loro, poco o nulla sapremmo dell’Africa. Dobbiamo in particolare a padre Zanotelli, a padre Kizito (due «tosti») se l’interminabile tragedia africana sia coraggiosamente monitorizzata «affinché giustizia sia fatta». «Avete soltanto un’ora e mezza per poter rientrare in Kenya», dicono un giorno a padre Kizito. «Ok». Dal Kenya al Sudan sono cinque ore di volo. Il missionario ha portato la videocamera («regalo di amici italiani»), gira otto minuti di orrore. Un bimbo che urla impazzito agitando un braccio che non ha più la mano - la suora che cerca di rimettere al loro posto gli intestini d’un uomo espulsi da una scheggia. Otto minuti di immagini senza paragoni e tuttavia cariche di pietà. Alla polizia fanno storie: «Le bombe son cadute su un campo di ribelli, dove dovevano cadere», dicono i doganieri. «No, non mi arrendo; nessun campo militare. Tutti debbono sapere cosa sta veramente accadendo ai piedi delle montagne Nuba», scandisce padre Kizito. Chi scrive, allorché riceve posta dall’Africa infelix, ogni volta capisce cos’è, come dev’essere il giornalismo. Un servizio. E si rende conto come la serenità con cui i padri missionari raccontano non sia soltanto civile understatement bensì lezione. Alta lezione di carità, di amore. Nel nome di Gesù, vittima della lotta di potere. Perché sono i Romani a decidere (non senza riluttanza) della sorte di Gesù? Perché non vogliono che nella Palestina da loro governata saltino i precari equilibri fra l’establishment giudaico e Roma. Gesù è giustappunto l’agnello (tre volte innocente) sacrificato sull’altare del compromesso politico. Il suo sacrificio riassume, duemila anni dopo, l’incessante tragedia dei capri espiatori. P.S. In lingua kiswahili Amami significa Pace. Amami ha una sede anche a Milano in via Gonin 8 - CAP 20147, tel. 02/489.511.49. Chiedere di Andrea, Ilario, Attilia. Quando può padre Kizito manda una lettera agli amici. Credenti e no. Perché tutti «son figli di Dio e fratelli di Gesù». Anche se lo ignorano.

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