Così i tedeschi ricordano “il Muro”


Dappertutto si sentiva il grido: Wir sind das Volk! (Il popolo siamo noi!)

di Christian Bock
Da vita diocesana pinerolese, 1 novembre 2009

Tra i noi novizi salesiani di Monte Oliveto, in tre siamo tedeschi: Christian Bock, 43 anni, nato a Mannheim, Andreas Heidenreich, 40 anni, nato a Wuppertal e Benjamin Barz, 22, nato a Nuremberg.
Siccome abbiamo età diverse, abbiamo vissuto in modo diverso il crollo del muro di Berlino. Benjamin era ancora un bambino di due anni. Come tanti ragazzi tedeschi conosce la svolta fondamentale in Germani solo dei racconti dei suoi genitori.
Andreas ed io, invece, eravamo giovani quando abbiamo visto per la prima volta le immagini della cosiddetta "friedlichen Revolution" (rivoluzione pacifica). Non si deve fraintendere quest'espressione. La rivoluzione non è stata pacifica nel senso che la gente fosse tranquilla e serena. Tutti erano tesi ed eccitati. Dappertutto si vedeva la gente in strada. Dappertutto si vedeva anche la polizia. Dappertutto si avvertiva il pericolo che scoppiassero violenze.
Il 17 giugno 1953 i lavoratori tedeschi dell'est andarono in strada per manifestare contro le condizioni inumane. Allora i carri armati russi posero la parola "fine" allo sciopero sanguinosamente.
Come sarebbero andate le cose questa volta, nel 1989?
Che cosa avrebbe fatto la "Nationale Volksarmee" (l'armata del popolo nazionale) contro il grido che si sentiva dappertutto: "Wir sind das Volk!" (Il popolo siamo noi!).
Tutto è cominciato nelle chiese. Ogni lunedì s'incontravano i cristiani e i gruppi per i diritti civili a Lipsia e in altre città della "DDR". Dopo le preghiere, le persone si incontravano in strada per le cosiddette "Montagsdemonstrationen" (le dimostrazioni di lunedì). Tante luci di candele illuminavano le processioni. Le bandiere erano coperte di citazioni della Bibbia. E sempre il grido provocante, sfidante e quasi trionfante: "Wir sind das Volk!"
Non dimenticherò mai le immagini della prima "Trabant" (l'auto prodotta in massa nella "DDR") che ha passato la frontiera ungherese e tedesca. Al punto culminante del conflitto un gruppo di tedeschi dell'Est aveva occupato l'ambasciata della "DDR" a Budapest e aveva richiesto il permesso d'espatriato dall'est all'ovest. Non era più uno sciopero locale. I conflitti erano diventati internazionali.
Alla fine è crollato non solo il muro di Berlino ma anche tutto il sistema. Non dimenticherò mai le immagini della gente che sedeva sul muro di Berlino. La gente aveva già occupato il muro che separava l'est dall'ovest quando la voce della stazione radiofonica ha pronunciato l'apertura ufficiale del muro.
Come riesce una voce ad annunziare un evento così fondamentale e emozionante con un tono così sobrio e monotono? Questo si spiega solo per la disumanità di un sistema politico che non può reagire umanamente anche nel tempo della sua sconfitta.
Dopo il crollo del muro di Berlino mi sono trasferito a Dresda in Sassonia per aiutare a ristrutturare il paese. Con la sconfitta del sistema politico sono cominciati i lavori per creare l'unità tedesca e ai tedeschi ha fatto sognare anche l'unità europea!

Christian Bock

 

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